1 ora fa, Andrea99 ha scritto:
si dovrebbe dire che una coil è più resistiva al posto che dire reattiva…
Andrea99 ti rispondo qui perché oramai il testo lo avevo già battuto.
La stragrande maggioranza dei vapers non ha dimestichezza con i termini strettamente correlati a l'elettronica, ecco che il termine reattivo o reattività dà subito l'idea di una coil più pronta, veloce anche al contadino di turno. Mentre termini come resistivo o resistività richiedono una certa applicazione, uno studio per comprenderne le dinamiche.
Si può dire che il mondo Vaping adatta a suo piacimento molti termini presi in altri ambiti, avvolte ne inventa di suoi, questa cosa è estesa non solo ad argomentazioni come questa ma anche ai liquidi per fare un esempio. Basti pensare anche al solo termine maturazione di un liquido, che vorrà mai dire? che un liquido è maturato raggiungendo il massimo delle sue prestazione gustative come fa ad esempio un frutto o un ortaggio o significa qualcos'altro? stessa cosa per descrivere il sapore di un aroma, siamo tutti consapevoli di cosa si intenda per "Terroso"?.
Ora io tendo a perdermi su discussioni lunghe, motivo per cui spesso preferisco i miei monologhi.
Una volta, agli albori non c'erano argomentazioni già scritte ne calcolatori appositi per il Vaping, si andava a bocca, ad esempio per chi utilizzava una data coil su dispositivo meccanico e gli usciva un vapore troppo caldo con perdita di aroma, non faceva altro che aggiungere una spira in più al modello di coil realizzata precedentemente, oppure viceversa, vapore troppo freddo e poco corposo, tirava via una spira.
Qual'era dunque il risultato ottimale che andava a raggiungere il vecchio vapers per quel determinato atom e tubo o box sia elettronica che meccanica?.
Lo stesso di adesso, l'heatflux.
È infatti ancora adesso l'heatflux a mio avviso il fulcro su quale girano attorno tutti gli altri valori, ohm, volt, watt, tipi di materiali, geometrie della coil.
È per me, e spero anche per altri, il primo paletto da conficcare a terra, questo perché ogni atomizzatore che abbia sotto un dispositivo meccanico o elettronico lavora bene su un certo range di coefficiente termico, c'è chi lo fa con 190mW/mm² chi con 290mW/mm².
Detto questo, se riusciamo a comprendere su quale coefficiente termico far lavorare il nostro atomizzatore, mentre con una box circuitata, proprio per la possibilità che mi da lo stesso circuito di modificare in uscita (quindi verso la coil) watt, volt, preriscaldato (preheat), oppure addirittura utilizzare la modalità Termo controllata, queste possibilità di manovra non le ho su un dispositivo meccanico, in questo caso non ho nessuna possibilità di intervenire sulla tensione in uscita.
Ecco perché su un atomizzatore abbinato ad una box circuitata ho molte più coil sia come geometria che come materiale nel caricatore da poter utilizzare, fai conto una semiautomatica a 12 colpi ( il perché ho utilizzato il termine caricatore).
Mentre in meccanico con lo stesso atomizzatore se mi va bene ho solo due forse tre colpi, per inciso sarebbero due o tre coil che possono adattarsi per raggiungere un determinato coefficiente termico.
In meccanico la batteria cala di tensione durante il suo utilizzo, è inevitabile a questo punto che il calo di tensione vada a modificare anche molti altri parametri, come la potenza, la reattività della coil, l'heatflux etc...
Mentre con un circuito tutti rimane invariato fino a che la batteria ha raggiunto la tensione minima della batteria impostata sullo stesso circuito, sotto la quale è lo stesso circuito a interrompere l'erogazione e a darti un messaggio di errore.