Annosa questione, quella degli addittivi nel tabacco da estrazione. Ha già scritto tutto Euler, nel messaggio sopra. Difficile, ma non impossibile, repererire buoni tabacchi senza addittivi post coltivazione (uno tra tutti, lo Scaferlati Caporal), ancora più difficile trovare tabacchi senza addittivi pre-lavorazione, dunque coltivati con metodo biologico. Gigi Scolari, patron della Vapor Cave, dovrebbe essersi cimentato in questa direzione, con Le Rune, Bruma, Pitoti e Shaman. Tabacchi (ottimi, per i miei gusti, Bruma e Le Rune) coltivati dall'azienda stessa e che, sulla carta, non dovrebbero essere stati sottoposti a nessuna tipologia di addittivi. In commercio, trovare tabacchi biologici, è arduo. Anni fa esistevano tabacchi da rolling certificati, ma non sono aggiornato in merito. Nel nostro caso, ci viene in aiuto il sito del monopolio tabacchi, dove è possibile trovare tutti gli ingredienti aggiunti in post produzione, in qualsiasi tabacco in vendita in Italia. E se ne leggono delle belle. Roba da far passar la voglia di estrarre, perlomeno alla cieca.
Sui veleni, utilizzati durante la coltivazione, e sul tabacco, ne vengono aggiunti troppi, ci si può informare nei disciplinari specifici. E più o meno corrispondono a quelli utilizzati per la frutta che ci mangiamo. Ma non confondiamo cibo e svapo, due modi diversi, in cui antiparassitari e anticrittogamici, vengono assimilati. La vaporizzazione rappresenta ancora un incognita sotto questo punto di vista. Basti pensare alle morti in America dovute alla trasformazione del tocoferolo (vit. E) e di uno specifico anticrittogamico presente in dosaggi 5000 superiore ai limiti di legge, in sostanze micidiali per i nostri polmoni.
Personalmente, lavorando nel settore giardinaggio e agricoltura, non c'è stato nulla di più facile che coltivarmi tabacchi in privato e superare il tabù che fa della nostra pianta preferita, un qualcosa di impossibile da affrontare senza addittivi. Niente di più inesatto. Come ho più volte ripetuto, non serve niente al tabacco, se non Sole e acqua. Nient'altro. Resiste a malattie, parassiti e terreni poveri, quando coltivato con tecniche non intensive e non monocolturali. Ma anche se qualche foglia mostrasse sintomi di sofferenza, molte altre rimarrebbero sane ed adatte all'estrazione. D'altronde, ne bastano davvero pochi grammi per un'abbondante produzione di aroma concentrato. Dunque, in caso ci si volesse prodigare in minime autoproduzioni, consiglio di non spaventarsi di fronte a qualche insetto e di non intervenire in nessuna maniera, se non con una veloce sciacquata con acqua, eventualmente ripetuta nel tempo, sulla parte colpita. Abbiate pazienza, divertitevi ad osservare l'andirivieni di insetti e invertebrati vari, che prima o poi, verranno scacciati dai loro predatori naturali o dal passare dei mesi, una volta finito il loro ciclo vitale. Non applicate nessuna concimazione, che non farebbe altro che stimolare un'inutile ipertrofia della pianta ed attirare alcuni patogeni, causa un innaturale produzione di zuccheri all'interno della stessa. Il difficile viene dopo, in post raccolta, ma solo in termini di pazienza. Per sviluppare un proprio bouquet aromatico, necessita di lunghi periodi di stagionatura. Per non parlare della fermentazione. Controllare l'ambiente di stoccaggio, è fondamentale per non sviluppare muffe. Qui mi fermo, scrivo da cellulare, ma con veloci ricerche in rete, magari qualche sano e buon tabacco salta fuori 